Rinascerò rinascerai Quando tutto sarà finito Torneremo a riveder le stelle Rinascerò rinascerai La tempesta che ci travolge Ci piega ma non ci spezzeràSiamo nati per combattere la sorte Ma ogni volta abbiamo sempre vinto noi Questi giorni cambieranno i nostri giorni Ma stavolta impareremo un po’ di piùRinascerò rinasceraiRinascerò rinascerai Abbracciati da cieli grandi Torneremo a fidarci di Dio Ma al silenzio si respira un’aria nuova Ma mi fa paura questa mia città Siamo nati per combattere la sorte Ma ogni volta abbiamo sempre vinto noiRinascerò rinascerai
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Publié le4 avril 2020parmarief|Commentaires fermés sur Pendant le confinement
La pagina di oggi sarà dedicata al poeta triestino Umberto Saba ( Nato a Trieste nel 1883 , morto a Gorizia nel 1957)
Prima di presentare le poesie, vi trasmettiamo l’informazione di Daniel Fischer : Les Archives des émissions de la BIP (Brigade d’Interventions Poétiques) – Michel Arbatz, hanno consacrato una trasmissione a Umberto Saba. Questa trasmissione ci offre una bella introduzione :
Le due poesie che presentiamo , sono tratte dal Canzoniere, (Einaudi ed.1992), raccolta dell’opera poetica scritta fra 1900 e 1954. La prima poesia , tratta dalla parte Casa e Campagna (1909-1910) è dedicata a Lina, moglie del poeta.Poesia insolita nella quale l’amore per la moglie si esprime attraverso dei paragoni con le femmine di alcuni animali.. Sappiamo che in un primo tempo, Lina si è quasi sentita offesa da questi paragoni. In realtà, l’insieme del testo rivela, sotto un’ apparenza ingenua un’intensa tenerezza. La seconda poesia , tratta da Trieste e una donna (1910-1912) è dedicata a Trieste, la s ua amata città.
A mia moglie
Tu sei come una giovane una bianca pollastra. Le si arruffano al vento le piume, il collo china per bere, e in terra raspa; ma, nell’andare, ha il lento tuo passo di regina, ed incede sull’erba pettoruta e superba. È migliore del maschio. È come sono tutte le femmine di tutti i sereni animali che avvicinano a Dio, Così, se l’occhio, se il giudizio mio non m’inganna, fra queste hai le tue uguali, e in nessun’altra donna. Quando la sera assonna le gallinelle, mettono voci che ricordan quelle, dolcissime, onde a volte dei tuoi mali ti quereli, e non sai che la tua voce ha la soave e triste musica dei pollai.
Tu sei come una gravida giovenca; libera ancora e senza gravezza, anzi festosa; che, se la lisci, il collo volge, ove tinge un rosa tenero la tua carne. se l’incontri e muggire l’odi, tanto è quel suono lamentoso, che l’erba strappi, per farle un dono. È così che il mio dono t’offro quando sei triste.
Tu sei come una lunga cagna, che sempre tanta dolcezza ha negli occhi, e ferocia nel cuore. Ai tuoi piedi una santa sembra, che d’un fervore indomabile arda, e così ti riguarda come il suo Dio e Signore. Quando in casa o per via segue, a chi solo tenti avvicinarsi, i denti candidissimi scopre. Ed il suo amore soffre di gelosia.
Tu sei come la pavida coniglia. Entro l’angusta gabbia ritta al vederti s’alza, e verso te gli orecchi alti protende e fermi; che la crusca e i radicchi tu le porti, di cui priva in sé si rannicchia, cerca gli angoli bui. Chi potrebbe quel cibo ritoglierle? chi il pelo che si strappa di dosso, per aggiungerlo al nido dove poi partorire? Chi mai farti soffrire?
Tu sei come la rondine che torna in primavera. Ma in autunno riparte; e tu non hai quest’arte. Tu questo hai della rondine: le movenze leggere: questo che a me, che mi sentiva ed era vecchio, annunciavi un’altra primavera.
Tu sei come la provvida formica. Di lei, quando escono alla campagna, parla al bimbo la nonna che l’accompagna. E così nella pecchia ti ritrovo, ed in tutte le femmine di tutti i sereni animali che avvicinano a Dio; e in nessun’altra donna.
Trieste e una donna (1910-1912) Ho attraversato tutta la città. Poi ho salita un’erta, popolosa in principio, in là deserta, chiusa da un muricciolo: un cantuccio in cui solo siedo; e mi pare che dove esso termina termini la città.
Trieste ha una scontrosa grazia. Se piace, è come un ragazzaccio aspro e vorace, con gli occhi azzurri e mani troppo grandi per regalare un fiore; come un amore con gelosia. Da quest’erta ogni chiesa, ogni sua via scopro, se mena all’ingombrata spiaggia, o alla collina cui, sulla sassosa cima, una casa, l’ultima, s’aggrappa. Intorno circola ad ogni cosa un’aria strana, un’aria tormentosa, l’aria natia.
La mia città che in ogni parte è viva, ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita pensosa e schiva.
Imaginez le confinement raconté par les grands auteurs dans la littérature italienne?
Pendant ce temps de confinement, n’est-ce pas un beau challenge ?
Un anomyme sur le net l’a fait pour des auteurs français
Flaubert : raconte l’ennui d’une jeune femme confinée avec son mari.
Balzac : raconte l’histoire de la fabrication du canapé où son héros est assis.
Proust : Son héros tond pendant le confinement. L’odeur de l’herbe coupée lui remémore son passé.
Beckett : Deux hommes attendent la fin du Continuer la lecture →
> « Lettera ai francesi dal loro futuro »
Francesca Melandri – apparso su Libération del 19 Marzo 2020
> Vi scrivo dall’Italia, scrivo quindi dal vostro futuro. Noi siamo
> ora dove voi in Francia sarete tra pochi giorni. I grafici
> dell’epidemia ci mostrano allacciati in una danza parallela in cui
> noi siamo qualche passo avanti a voi nella linea del tempo, così come
> Wuhan lo era rispetto a noi di qualche settimana. Vi vediamo che vi
> comportate come ci siamo comportati noi. Fate le stesse discussioni
> che noi facevamo fino a poco fa, quelle tra chi ancora dice “Tutte
> queste storie per poco più di un’influenza”, e chi invece ha già Continuer la lecture →