En solidarité avec nos amis Italiens, Rinascerò rinascerai

Chantons Rinascerò rinascerai
créée et chanter par Roby Facchinetti

Rinascerò rinascerai
Quando tutto sarà finito
Torneremo a riveder le stelle
Rinascerò rinascerai
La tempesta che ci travolge
Ci piega ma non ci spezzeràSiamo nati per combattere la sorte
Ma ogni volta abbiamo sempre vinto noi
Questi giorni cambieranno i nostri giorni
Ma stavolta impareremo un po’ di piùRinascerò rinasceraiRinascerò rinascerai
Abbracciati da cieli grandi
Torneremo a fidarci di Dio
Ma al silenzio si respira un’aria nuova
Ma mi fa paura questa mia città
Siamo nati per combattere la sorte
Ma ogni volta abbiamo sempre vinto noiRinascerò rinascerai


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Pendant le confinement, à défaut de nous rencontrer, découvrons et partageons les idées, informations, suggestions qui seront proposées, ici, chaque semaine .
Prenez soin de vous -Au plaisir de se retrouver bientôt
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Il poeta triestino Umberto Saba.

La pagina di oggi sarà dedicata al poeta triestino Umberto Saba
( Nato a Trieste nel 1883  , morto a Gorizia nel 1957)

Prima di presentare le poesie, vi trasmettiamo l’informazione di   Daniel Fischer :  Les Archives des émissions de la BIP (Brigade d’Interventions Poétiques) – Michel Arbatz,  hanno consacrato una trasmissione a Umberto Saba.
Questa trasmissione ci offre una bella introduzione  :

Le due poesie che presentiamo , sono tratte dal Canzoniere, (Einaudi ed.1992), raccolta dell’opera poetica scritta  fra  1900 e 1954.
La prima poesia , tratta dalla parte Casa e Campagna (1909-1910) è dedicata a Lina, moglie del poeta.Poesia insolita nella quale l’amore per la moglie si esprime attraverso dei paragoni con le femmine di alcuni animali.. Sappiamo che in un primo tempo, Lina si è quasi sentita offesa da questi paragoni. In realtà, l’insieme del testo rivela, sotto un’ apparenza ingenua un’intensa tenerezza.
La seconda poesia , tratta da Trieste e  una donna (1910-1912) è dedicata a Trieste, la s  ua amata città.

A mia moglie

Tu sei come una giovane
una bianca pollastra.
Le si arruffano al vento
le piume, il collo china
per bere, e in terra raspa;
ma, nell’andare, ha il lento
tuo passo di regina,
ed incede sull’erba
pettoruta e superba.
È migliore del maschio.
È come sono tutte
le femmine di tutti
i sereni animali
che avvicinano a Dio,
Così, se l’occhio, se il giudizio mio
non m’inganna, fra queste hai le tue uguali,
e in nessun’altra donna.
Quando la sera assonna
le gallinelle,
mettono voci che ricordan quelle,
dolcissime, onde a volte dei tuoi mali
ti quereli, e non sai
che la tua voce ha la soave e triste
musica dei pollai.

Tu sei come una gravida
giovenca;
libera ancora e senza
gravezza, anzi festosa;
che, se la lisci, il collo
volge, ove tinge un rosa
tenero la tua carne.
se l’incontri e muggire
l’odi, tanto è quel suono
lamentoso, che l’erba
strappi, per farle un dono.
È così che il mio dono
t’offro quando sei triste.

Tu sei come una lunga
cagna, che sempre tanta
dolcezza ha negli occhi,
e ferocia nel cuore.
Ai tuoi piedi una santa
sembra, che d’un fervore
indomabile arda,
e così ti riguarda
come il suo Dio e Signore.
Quando in casa o per via
segue, a chi solo tenti
avvicinarsi, i denti
candidissimi scopre.
Ed il suo amore soffre
di gelosia.

Tu sei come la pavida
coniglia. Entro l’angusta
gabbia ritta al vederti
s’alza,
e verso te gli orecchi
alti protende e fermi;
che la crusca e i radicchi
tu le porti, di cui
priva in sé si rannicchia,
cerca gli angoli bui.
Chi potrebbe quel cibo
ritoglierle? chi il pelo
che si strappa di dosso,
per aggiungerlo al nido
dove poi partorire?
Chi mai farti soffrire?

Tu sei come la rondine
che torna in primavera.
Ma in autunno riparte;
e tu non hai quest’arte.
Tu questo hai della rondine:
le movenze leggere:
questo che a me, che mi sentiva ed era
vecchio, annunciavi un’altra primavera.

Tu sei come la provvida
formica. Di lei, quando
escono alla campagna,
parla al bimbo la nonna
che l’accompagna.
E così nella pecchia
ti ritrovo, ed in tutte
le femmine di tutti
i sereni animali
che avvicinano a Dio;
e in nessun’altra donna.

Trieste e  una donna (1910-1912)
Ho attraversato tutta la città.
Poi ho salita un’erta,
popolosa in principio, in là deserta,
chiusa da un muricciolo:
un cantuccio in cui solo
siedo; e mi pare che dove esso termina
termini la città.

Trieste ha una scontrosa
grazia. Se piace,
è come un ragazzaccio aspro e vorace,
con gli occhi azzurri e mani troppo grandi
per regalare un fiore;
come un amore
con gelosia.
Da quest’erta ogni chiesa, ogni sua via
scopro, se mena all’ingombrata spiaggia,
o alla collina cui, sulla sassosa
cima, una casa, l’ultima, s’aggrappa.
Intorno
circola ad ogni cosa
un’aria strana, un’aria tormentosa,
l’aria natia.

La mia città che in ogni parte è viva,
ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita
pensosa e schiva.

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Imaginez le confinement raconté par les grands auteurs

Imaginez le confinement raconté par les grands auteurs dans la littérature italienne?
Pendant ce temps de confinement, n’est-ce pas un beau challenge ?

Un anomyme sur le net l’a fait pour des auteurs français

Flaubert : raconte l’ennui d’une jeune femme confinée avec son mari.
Balzac : raconte l’histoire de la fabrication du canapé où son héros est assis.
Proust : Son héros tond pendant le confinement. L’odeur de l’herbe coupée lui remémore son passé.
Beckett : Deux hommes attendent la fin du Continuer la lecture

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« Lettera ai francesi dal loro futuro » Francesca Melandri

> « Lettera ai francesi dal loro futuro »
Francesca Melandri – apparso su Libération del 19 Marzo 2020

> Vi scrivo dall’Italia, scrivo quindi dal vostro futuro. Noi siamo
> ora dove voi in Francia sarete tra pochi giorni. I grafici
> dell’epidemia ci mostrano allacciati in una danza parallela in cui
> noi siamo qualche passo avanti a voi nella linea del tempo, così come
> Wuhan lo era rispetto a noi di qualche settimana. Vi vediamo che vi
> comportate come ci siamo comportati noi. Fate le stesse discussioni
> che noi facevamo fino a poco fa, quelle tra chi ancora dice “Tutte
> queste storie per poco più di un’influenza”, e chi invece ha già Continuer la lecture

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